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Raimon Panikkar |
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Nato nel 1918 a Barcellona
da madre spagnola e cattolica e da padre indiano indù, è partecipe
di una pluralità di tradizioni, indiana ed europea, hindù
e cristiana, scientifica ed umanistica. Raimon Panikkar ha compiuto i suoi studi universitari a Barcellona, a Bonn e a Madrid conseguendo il dottorato in filosofia nel 1946 e in chimica nel 1958; successivamente nel 1961 ha completato i suoi studi in teologia presso l´Università Lateranense di Roma. Ordinato sacerdote cattolico nel 1946, ha lasciato l’Europa per l’India nel 1954, dove è stato ricercatore nelle università di Mysore e Varanasi. Ha insegnato poi cultura, religioni e filosofia dell’India in qualità di inviato speciale dal governo indiano in diverse università dell’America Latina. Tra il 1960 e il 1963 ha vissuto a Roma, e ha insegnato come libero docente di Filosofia della Religione presso l´università La Sapienza. Tornato in India nel 1966 e chiamato ad Harvard in qualità di Visiting Professor, ha alternato per tutto il periodo dal 1966 al 1987 la sua docenza negli USA per un semestre con la sua ricerca in India. Dal 1972 è stato professore di Religious Studies all’Università di California (S. Barbara) di cui è divenuto emerito dal 1987. Ha pubblicato più di una cinquantina di libri in diverse lingue e centinaia di articoli sulla filosofia delle religioni, la teologia, la filosofia della scienza, la metafisica, l’indologia e il dialogo tra culture e religioni. Membro dell’Istituto Internazionale di Filosofia (Parigi), del Tribunale permanente dei popoli (Roma) e della Commissione dell’UNESCO per il dialogo interculturale, è presidente di varie organizzazioni non governative e membro di comitati scientifici di numerose pubblicazioni accademiche, di alcune delle quali è stato anche fondatore. È stato Visiting Professor in diverse università, in ogni angolo del mondo, ed ha tenuto conferenze in ciascuno dei cinque continenti (fra cui le rinomate Gifford Lectures nel 1988-89 su Trinity and Atheism). Gli sono stati attribuiti riconoscimenti a livello internazionale fra cui il dottorato honoris causa presso le Universitá di Illes Balears (Spagna) e di Tübingen (Germania) e vari premi che vanno dal Premio Menéndez Pelayo de Humanidades per il libro El concepto de naturaleza a Madrid nel 1946 al Premio Nonino 2001 a un maestro del nostro tempo in Italia. Dal 1982 vive sulle montagne della Catalogna (Tavertet), dove continua la sua esperienza contemplativa e l’attività culturale. Qui ha fondato e presiede un centro di studi interculturale chiamato Vivarium. ^ Top Presentazione Un’autorità internazionale nella spiritualità, nello studio delle religioni e nel dialogo interculturale, Raimon Panikkar ha fatto della plurivocità interculturale e dialogica una delle caratteristiche della sua ricerca, divenendo un maestro creatore di ponti, instancabile nella promozione di dialogo tra cultura occidentale e grandi tradizioni orientali hindù e buddhiste. "La religione non è un esperimento, ma un’esperienza di vita. Solo il dialogo e l’apertura verso gli altri portano ad un cammino di completamento che richiede la capacità fondamentale dell’ascolto."Panikkar, testimone di un messaggio vivente, ci insegna a vivere la religione, la filosofia e la teologia come un’esperienza piuttosto che come un’ideologia. Chi si accosta alla sua parola, scoprirà questa pratica filosofica e teologica come una maniera di vivere, è per questo che da più parti lo si riconosce come un saggio contemporaneo. Egli stesso ha incisivamente chiarito: Io non m'impegno tanto a sostenere la mia verità, quanto a viverla.Panikkar ci coinvolge più che per il suo percorso intellettuale per il suo percorso di vita, così fecondo, aperto e instancabile. La grande esperienza di dialogo dialogale si compendia nella sua lucida e critica nozione d'identità. In un’intervista in cui gli si chiedeva: Dove trova una sua identità?Panikkar ha risposto: Perdendola, non cercandola: non volendo attaccarsi ad un'identità che ancora non è realizzata, e che non si può trovare certamente nel passato. Allora sarebbe una copia di qualcosa di vecchio.Panikkar c'introduce con semplicità rigorosissima a nuove domande con parole talvolta antiche che ci fanno ritrovare un centro e un senso di stabile serenità e a volte con parole nuove e provocanti. È, infatti, capace di ripercorrere in una lettura viva le più varie parole dei testi del passato e della storia. L’esempio mirabile è il lavoro di traduzione di testi dei Veda, durato una decina d’anni che ci ha donato in un’antologia di mille pagine, ma si può ricordare anche la sua consuetudine con moltissimi autori del passato del nostro stesso occidente, la cui parola risuona viva per noi attraverso la sua lettura. Con l’opportuna distinzione tra dialogo dialettico e dialogo dialogale ci mostra che è possibile la crescita verso la pienezza dell´uomo. Con il suo pensiero che si ispira al principio advaita (o trinitario), né monista, né panteista, né dualista, ci propone l’idea di armonia o concordia come più grandi e comprensive di quelle di unità o universalismo e ci guida altresì verso una antropologia a-dualista: alla scoperta di un possibile invariante umano che non necessariamente comporta un universale culturale che ci fa scoprire che la realizzazione umana non è ancora compiuta e ci richiede sempre la partecipazione in una costante creazione. Con la sua acuta critica delle ambiguità del discorso scientifico e della cultura scientifica, con la proposta di una nuova prospettiva (o consapevolezza) teantropocosmica o cosmoteandrica, con le sue riflessioni teologiche oltre la cristologia, per una cristofania, che ci svela la pienezza dell’uomo mediante anche la riscoperta del Cristo sconosciuto dell’induismo, con il richiamo all’ecosofia, la nuova saggezza della terra, e con il suo approccio metafisico che va oltre il mito della storia, e si apre alla sempiternità, egli mostra all´uomo di oggi una via di uscita alla situazione contemporanea. Chi non rinuncia a se stesso non sarà mai se stesso. Chi nega se stesso, resuscita. Vorrei togliere agli uomini l'angoscia della morte, l'insofferenza che viene dal volersi conservare al di fuori del tempo. Noi siamo temporali, ma non solo temporali. Ho inventato la parola tempiternità, per dire il tempo e l'eternità insieme. L'eternità si vive adesso. E' questa la mistica, la spiritualità vera che è felicità, beatitudo, gioia, e chi trova questa gioia è vicino al mistero divino ...Quando lo ascoltiamo direttamente in un seminario accademico o in un congresso ufficiale con scienziati e filosofi o in un'intervista, ma anche in un incontro informale che si può svolgere negli ambienti più svariati, religiosi o meno, notiamo che i suoi dialoghi ci smuovono a continue prese di coscienza, a nuove forme di consapevolezza, ci suggeriscono realmente lampi capaci di tradursi in lucide e pragmatiche visioni del mondo, che non rappresentano semplici analisi e interpretazioni del vivere, quanto vere e proprie occasioni di metanoia, possibilità di conversione o meglio, di trascendimento della semplice razionalità. Più che a superare la nostra difficoltà di mettere insieme e conciliare scienza con coscienza, egli ci indica la via di una conoscenza che libera il nuovo sguardo del terzo occhio, oltre ogni dottrina o ogni etichetta. Dal dialogo tra le religioni alla convivenza pacifica fra i popoli; dalla riflessione sul destino della civiltà tecnologica, che conduce ad una critica della tecnocrazia (vera schiavitù dell’essere umano) alla grande attenzione verso l’intelligenza politica e sociale; dal riconoscimento che ogni dialogo interreligioso si fonda su un dialogo intrareligioso, alla proposta di una aperta conoscenza delle altre religioni, di cui è fecondo mediatore; dai contributi fecondi a sostegno dell’intercultura, come progetto e possibilità, alla inesausta ricerca sulla nonviolenza e la pace; dalla acuta analisi della crisi della spiritualità – in particolare di quella occidentale –, alla proposta della meditazione ed alla riscoperta del sentirsi monaco; dall’invito al colligite fragmenta come cammino di integrazione della realtà, alla proposta di una nuova innocenza egli ci mostra un cammino personale di divinizzazione. Raimon Panikkar è un autore che a volte può irritarci, ma di una sana inquietudine, che ci provoca, chiamandoci a un pensiero a volte destabilizzante e sconvolgente rispetto alle nostre cornici culturali e ai nostri schemi teorici; un autore che essendo così ponte vivente di dialogo ci coinvolge senza che ce ne accorgiamo in un aperto progetto interculturale, rincuorandoci con il suo saggio sorriso e la sua viva speranza. Fulvio C. Manara ^ TopLIBRI ITALIANI PIÙ RECENTI
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