Gommalacca

Pop Albums

Shock in my town
Auto da fé
Casta diva
Il ballo del potere
La preda
Il mantello e la spiga
È stato molto bello
Quello che fu
Vite parallele
Shakleton

Polygram, 1998



Lyrics

Shock in my town


Shock in my town
velvet underground

Ho sentito urla di furore
di generazioni, senza più passato,
di neo-primitivi
rozzi cibernetici signori degli anelli
orgoglio dei manicomi.

Shock in my town
velvet underground

Ho incontrato allucinazioni.
Stiamo diventando come degli insetti; simili agli insetti.
Nelle mie orbite si scontrano tribù di sub-urbani,
di aminoacidi.

Latenti shock
shock addizionali, shock addizionali
sveglia Kundalini,
sveglia Kundalini, sveglia Kundalini
per scappare via dalla paranoia
mescalina
come dopo un viaggio con la mescalina che finisce male
nel ritorno.

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Auto da fé


Si è fatto tardi sulle nostre esistenze
e il desiderio tra noi due è acqua passata.
Davvero tu non c'entri niente
è solo colpa mia.

Mi sono accorto tardi
che tutto quello a cui tenevo, ti era indifferente, scivolava via.
Siamo lontani,
distanti,
ti parlo e non mi senti.

E' sceso il buio nelle nostre coscienze
e ha reso apocrifa la nostra relazione.
Vorrei innestare il modo dell'indifferenza
e allontanarmi da te;
per presentarmi innanzi al tribunale di una nuova inquisizione.

Faccio un "auto da fé"
dei miei innamoramenti,
un "auto da fé".
Voglio praticare il sesso senza sentimenti.

E mi piaceva camminare solo
per sentieri ombrosi di montagna,
nel mese in cui le foglie cambiano colore,
prima di addormentarmi all'ombra del destino.

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Casta diva


Greca, nascesti a New York,
e lì passasti la tua infanzia con genitori e niente di speciale.
Fu un giorno che tua madre stanca dell'America e di suo marito,
prese i bagagli e le vostre mani,
vi riportò indietro
nella terra degli Dei.

Eri una ragazzina assai robusta.
Non sapevi ancora di essere divina...
ci hai spezzato per sempre il cuore.

Ti strinse forte il successo
ballò fino a sera con te
la musica non ti scorderà mai.
Viaggiasti e il mondo stringesti.
Ti accoglievano navi, aerei e treni,
invidie, gelosie e devozione.

Un vile ti rubò serenità e talento.
Un vile ti rubò serenità. Un vile ti rubò.

Divinità dalla suprema voce
la tua temporalità mi é entrata nelle ossa.

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Il ballo del potere


Ti muovi sulla destra poi sulla sinistra
resti immobile sul centro
provi a fare un giro su te stesso, un giro su te stesso.
You miss me and I miss you
Fingi di riandare avanti con un salto,
poi a sinistra con la finta che stai andando a destra,
che stai andando a destra.
You miss me and I miss you
Poi si aggiungono i pensieri
con un movimento indipendente dalla testa, dalle gambe
con un movimento dissociato dalla testa, dalle gambe.

I Pigmei dell'Africa, si siedono per terra
con un rito di socialità,
tranquilli fumano l'erba.

The circle symbolizes T'ai Chi which is formless and above duality.
Here it is manifesting itself as the progenitor of the universe.
It is divided into Yin (the dark) and Yang (the light) which signify
the negative and positive poles.
Pairs of opposites, passive and active, female and male,
Moon and Sun.

Gli aborigeni d'Australia si stendono sulla terra,
con un rito di fertilità
vi lasciano il loro sperma.

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La preda


E scivola la sera tra i luoghi che attirano il mio sguardo
la mia attenzione.
Dormo solo poche ore.
La caffeina scuote le mie voglie
sto sempre sveglio, ho voglia di arditezze.
Non saremo più né tu né io.

Cerca di restare immobile, non parlare
lento il respiro all'unisono rallenta il cuore.
Muta la furia in ebbrezza in tenerezza
lasciati andare
lasciati andare
piano
fino ad arrivare all'estasi
con me.

Volare così in alto da afferrare la preda ambita
senza luoghi comuni né vane parole.
Si intrecciano lenzuola come sacre bende di sacerdoti
egiziani.
Non saremo più né tu né io.

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Il mantello e la spiga


Sotto l'ombra sospiravi
pastore di ombre e di sotterranei segreti
parlavi di una vita trascorsa.

Come sempre le foglie cadono d'autunno.
Intona i canti dei veggenti cedi alla saggezza, alle scintille di fuochi ormai spenti,
règolati alle temperature e alle frescure delle notti:
lascia tutto e seguiti.

Guarda le distese dei campi, perditi in essi e non chiedere altro.
Lasci un'orma attraverso cui tu stesso ti segui nel tempo e ti riconosci.
Correvi con la biga nei circhi.
E fosti pure un'ape delicata,
il gentile mantello che coprì le spalle di qualcuno.
Lascia tutto e seguiti.

I tuoi occhi dunque trascorrono svagati
ed ozi come una spiga.

Come sempre le foglie cadono d'autunno.
Intona i canti dei veggenti cedi alla saggezza, alle scintille di fuochi ormai spenti,
règolati alle temperature e alle frescure delle notti:
lascia tutto e seguiti.

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È stato molto bello


I colli dei cigni
splendono alla luce
e mille barbagli
trafiggono le palpebre
il fuoco che bruciò Roma è solo sprazzo.
Così mi incendi.
Con bugie di suoni mi possiedi.

E' stato molto bello
finisce la tarda estate.
E' stato molto bello
si prolungano le ombre oltre la sera.
Non domandarmi dove porta la strada
seguila e cammina soltanto.

Io non invecchio
niente più m'imprigiona.


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Quello che fu


Ah! Questo passato
dove il mio rifugio presso di te
fu quello che fu,
dove la polvere più pura sulla tua soglia,
fu quella che fu.
Duri come pietre
come due amici eravamo insieme.
Preso del tuo cuore
ho detto che il nostro legame
fu quello che fu.

Irragionevole,
non ci poteva niente,
non potevo immaginarmi senza.
La follia
fu quella che fu,
fu quella che fu.

L'impero delle parole
la distinzione tra bene e male
la ripida discesa dal cielo alla terra
disperata
verso l'incarcerazione
fu quello che fu
la circumnavigazione
i nomi che si diedero alle cose
la gioia e il dolore dell'esistere
l'enigma del consenso
le emozionali imprese della specie
fu quello che fu,
tutto fu quello che fu.

Quel che deve ancora avvenire
il sorgere della città di Dio
l'emblema che ci fa forti e sicuri
oppure pazzi e disperati.

Ti gridavo: sono disperso,
disperso.

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Vite parallele


Mi farò strada tra cento miliardi di stelle
la mia anima le attraverserà
e su una di esse vivrà eterna.

Vi sono dicono cento miliardi di galassie
tocco l'infinito con le mani
aggiungo stella a stella
sbucherò da qualche parte,
sono sicuro,
vivremo per l'eternità.

Ma già qui
vivo vite parallele
ciascuna con un centro, con un'avventura
e qualcuno che mi scalda il cuore.

Ciascuna mi assicura
addormentato o stanco
braccia che mi stringono.

Credo nella reincarnazione
in quel lungo percorso che fa vivere vite in quantità
ma temo sempre l'oblìo
la dimenticanza.

Giriamo sospesi nel vuoto intorno all'invisibile,
ci sarà pure un Motore immobile.

E già qui
vivo vite parallele
ciascuna con un centro, una speranza
la tenerezza di qualcuno.

Tu pretendi
esclusività di sentimenti
non me ne volere
perché sono curioso, bugiardo
e infedele.

Qui
vivo vite parallele
ciascuna con un centro, con un'avventura
e qualcuno che mi scalda il cuore.

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Shakleton


1. La storia

Una catastrofe psicocosmica
mi sbatte contro le mura del tempo.
Vigilo, nel sonno vigilo.
Sentinella, sentinella che vedi?
Una catastrofe psicocosmica
contro le mura del tempo.

Durante la grande guerra
nel Gennaio del 1915,
alle estremità settentrionali un forte vento spingeva grandi blocchi di ghiaccio galleggianti
imprigionando per sempre la nave dell'audace capitano Shakleton.

Su un piccolo battello,
con due soli compagni,
navigò fino a raggiungere la Georgia Australe;
mentre i 22 superstiti dell'isola Elefante
sopportavano un tremendo inverno.

Una catastrofe psicocosmica
mi sbatte contro le mura del tempo.
Vigilo, nel sonno vigilo.
Sentinella, che vedi?

(Alla deriva, alla deriva, verso Nord, Nord-Ovest.
Profondità 370 metri 72° di Latitudine Est).


Per sopravvivere furono costretti a uccidere i loro cani,
per sopravvivere.
Ma il 30 Agosto del 1916, il leggendario capitano,
compariva a salvarli con un'altra nave.

2. Il ricordo

Stille Dämmerung
Der garten ist gefrohren
Die Rosen erlitten
Sage mir warum

Sage mir warum
in einem verlorenen Garten
Sage mir warum
deine Stimme hören
Sage mir warum
schweige bitte nicht.

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 Gommalacca - album cover

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