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Gilgamesh |
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Opera lirica in due atti Prima rappresentazione: Roma, Teatro dell'Opera, giugno 1992 Libretto e Musica di Franco Battiato Emi Records, 1992 Indice dei brani: Ouverture Pianoforte Il Re di Uruk Balletto Era Felice Enkidu Muore Romanza Primo Viaggio Secondo Viaggio Terzo Viaggio Quarto Viaggio Siduri Acque Letali Il Diluvio Liberai una Colomba Danza a Corte Morte di Gilgamesh Pater Noster Sette Sufi Preparazione alla Danza Danza Sacra Exultet |
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| Libretto:
Prologo Nell'antica città di Uruk, in epoche perdute della memoria, regnò Gilgamesh: colui che tutto intravide. L'eroe a cui i misteri furono manifesti. Estraete la tavoletta di lapislazzuli e leggetela, la storia di quest'uomo che patì sofferenze di ogni genere. Cercò la vita eterna, raggiunse Utnapishtim 'il Lontano', e la completa saggezza. Per due terzi divino e per un terzo mortale, come sole possente, invincibile, regnava in Uruk, città dalle mura ben salde, e soverchiava tiranno i suoi sudditi contrariando gli dei. E gli dei convennero di dargli un avversario, pari in forza e bellezza: in terra precipitarono una stilla di firmamento... ed ecco sorgere Enkidu, figlio del silenzio, saetta di Ninurta, delle umane cose ignaro. Enkudu, reso umano dall'abbraccio di donna (una sacerdotessa del tempio di Ishtar), verso Uruk si avvia a sfidare Gilgamesh che ne divina nel sogno le mosse e gli intenti. L'incontro è scontro d'astri tremendo, e tremano le mura e sussultano i telai delle porte allo schianto dei corpi avvinghiati alla lotta. Soggiace infine Enkidu, e Gilgamesh vittorioso l'abbraccio gli tende, suggello d'eterna amicizia. Terribile prova ora attende i due amici: nella remota foresta labirinto trapunto di cedri, ove il viaggio si fa passo di danza, sta Khumbaba potenza del male, terrore di umani. "Trema la terra e freme ignara della sorte del combattimento... e buio e luce insieme" ^ Top Atto I Utnapishtim e moglie di Utnapishtim: Il re di Uruk sfida le forze oscure della foresta al fianco di Enkidu. Popolo di Uruk: Trema la terra e freme ignara della sorte del combattimento e buio e luce insieme. Gilgamesh! Enkidu! Khumbaba! Utnapishtim, moglie di Utnapishtim e popolo di Uruk: Era felice Gilgamesh in quella vita, in quel tempo, che a contemplarlo lo si fermava. Popolo: Enkidu muore; chiamate Gilgamesh! Voce recitante: Quando apparvero le prime luci dell'alba, Gilgamesh mandò un grido che si sparse su tutta la terra. Disperato disse: "Ti farò riposare su un letto preparato con amorevole cura; i principi della terra ti baceranno i piedi; e io stesso trascurerò il mio aspetto e vagherò in aperta campagna. La tristezza è entrata nel più profondo del mio essere e, solo adesso, scopro di avere paura della Morte!" Moglie di Utnapishtim: Gilgamesh, lascia il tuo corpo immobile, viaggerai sul suono in cerca di Utnapishtim, l'uomo immortale. Siduri: (la dea che vive nel giardino degli dei in riva al mare) Forse quest'uomo è un assassino; come osa entrare nel giardino degli dei? (nel frattempo Gilgamesh si avvicina) Gilgamesh!... sei irriconoscibile. Come sono smunte le tue gote; come è infelice il tuo cuore!... Esausto e pieno di dolore il tuo aspetto. Il fato dei mortali che ha raggiunto Enkidu (l'amico amato e pianto per sei giorni e sette notti), non riesci a capire. La tua meta: incontrare Utnapishtim (l'unico uomo che ha conquistato l'eternità), è ardua, difficile. Nessuno da tempo immemorabile è riuscito ad attraversare 'le acque letali', (Pausa) Ti voglio aiutare.Giù c'è Urshanabi 'il barcaiolo di Utnapishtim'. Che gli altri dei ti proteggano. (mentre Gilgamesh va via e Siduri con tutto il giardino esce di quinta): Cambiategli la veste e pulitelo... in queste condizioni non riuscirebbe mai ad entrare nel 'Regno del Lontano'. Popolo: Gloria Aeter... dona eis requiem Utnapishtim: Lascia che ti riveli una cosa ben custodita, quando gli dei in consiglio decisero il diluvio. Moglie di Utnapishtim: C'era Anu, padre loro, Enlil il guerriero, Ninurta, Ennugi e il lungimirante Ea. Utnapishtim: Ea mi disse: costruirai una barca; larghezza e lunghezza saranno in armonia. Coprila di un tetto come l'Apsu (l'abisso), dividila in sette, caricala di amici e di parenti, di animali, di artigiani. Due terzi dovranno emergere dall'acqua... Popolo: Alleluja Pater noster Utnapishtim (voce recitante): La tempesta era terribile a vedersi. Gli stessi dei, pentiti, ebbero paura di quel furioso diluvio; e si accucciarono come cani. Per sei giorni e sei notti soffiò il vento. L'inondazione sommerse la terra. Il settimo giorno il diluvio cessò. Guardai il tempo. Regnava il silenzio. Mi chinai e piansi. Donne: Liberai una colomba, ma ritornò indietro. Uomini: Utnapishtim disse: e ancora un corvo. Donne: Misi fuori la rondine: non tornò. Uomini: Misi fuori la rondine e non tornò. Popolo: Gilgamesh! Gilgamesh! Guardate il nostro re. E' morto o dorme? ^ Top Atto II Estate 1240 in Sicilia. Incontro di sette sufi. Baritono: Pater Baritono e mezzosoprano: noster Baritono: qui es in caelis: sanctificètur nomen tuum Pater noster, qui es in caelis: sanctificètur nomen tuum. Mezzosoprano: advèniat regnum tuum; fiat volùntas tua, sicut in caelo et in Mezzosoprano e baritono: terra. Coro: Panem nostrum substantialem da nobis hòdie. Mezzosoprano et dimìtte nobis dèbita nostra, sicut et nos dimìttimus debitòribus nostris; et ne Coro: nos indùcas in tentationem; Baritono: sed libera nos amalo. Tutti: Amen. Il maestro: "A giudicare dall'apparenza, il ramo è l'origine del frutto; ma in realtà, il ramo è venuto all'esistenza in vista del frutto. Se non ci fossero stati un desiderio e una speranza per il frutto, come avrebbe potuto il giardiniere piantare la radice dell'albero? Ecco perchè in realtà dal frutto è nato l'albero." Rumi Vi ascolto. Un uomo: Durante un mio viaggio alla ricerca del miracoloso, capitai in una zona del nord Africa, dove esiste il monastero senza porte dalle mura alte come l'antica Uruk. Per entrarvi, bisogna attendere che qualcuno decida di calare giù una corda con appesa una cesta; cosa che potrebbe non accadere. Aspettai invano per due giorni, ma la notte successiva mi apparve in sogno un essere trasparente, una pura vibrazione di luce. "Quando avrai trasceso la condizione dell'uomo, mi disse, sarai condotto in una terra dolcissima che non si può nè immaginare nè rappresentare: la sua natura è di espandere l'anima nella gioia. E in questo firmamento ciò che è giovane non diventa vecchio, ciò che è nuovo non diventa antico; non si corrompe cosa alcuna nè si guasta; nulla muore; nessuna persona desta si addormenta, poichè il sonno è fatto per il riposo e per scacciare il dolore... e in questo luogo non ci sono nè sofferenze nè dispiacere." Rumi Una donna: "Io fui già un tempo giovane e ragazza ed anche pianta ed uccello e muto pesce che salta fuori dal mare." Empedocle A Murcia, dove ho abitato per sette anni, ebbi come maestro Ibn Arabi, a Lui pace e gloria. "Il mondo è fatto di sostanze grossolane e di sostanze sottili; E fa da velo a se stesso, di modo che non può vedere Iddio proprio perchè si vede. Dio resta sempre sconosciuto, così all'intuizione come alla contemplazione, poichè l'effimero non ha presa sull'eterno." Ibn Arabi "Non è possibile avvicinare la divinità sì che abbia accesso ai nostri occhi. Non è corredata di umana testa sulle membra, nè di piedi, nè di agili ginocchia, nè di vergogne pelose, ma è Intelletto sacro ed ineffabile, che coi rapidi pensieri per l'Universo intero si squaderna." Empedocle Il maestro: Giusto Un altro uomo: Negli ultimi tempi, mi sono dedicato con assiduità all'esercizio che Lei ci assegnò l'estate scorsa. Ho preparato un pezzo che ho chiamato, parafrasando il libro di Abul Qasim, "Luci sulla scienza dei suoni e sui percorsi interni della voce." Ho delimitato la ricerca alla sola zona del sentimento, sperimentando che il punto che colpisco con una nota all'interno, risuona esattamente nello stesso punto all'esterno di chi ascolta. Uno straniero: Io credo di vedere, di giorno, le microscopiche particelle che compongono l'aria. Il maestro: E la notte? Coro: Deo nostro. Vere dignum et iustum est, invisìbilem Deum Patrem Omnipotèntem, Filiùmque eius unigènitum, Dòminum nostrum Iesum Christum, Baritono: toto cordis ac mentis affèctu, et vocis ministèrio personàre. Coro: Qui pro nobis. Voce: Exùltet iam angèlica turba caelòrum: exùltent divina mystèria: et pro tanti Regis victòria, tuba insonet salutàris. Gàudeat et tellus tantis irradiàta fulgòribus: totìus orbis se sèntiat amisìsse calìginem. Mezzosoprano, baritono e voce: Sursum corda. Habemus ad Dominum. Mezzosoprano: Laetètur et mater Ecclèsia, tanti lùminis adornàta fulgòribus: et magnis populòrum vòcibus haec aula resùltet. Voce: Quapropter astàntes vos, fratres carissimi, ad tam miram huius sancti lùminis clarìtàtem, una mecum, quaeso, Dei omnipotèntis. Mezzosoprano e baritono: Misericòrdiam invocàte. Coro: Vobìscum et cum spìritu tuo. Mezzosoprano e baritono: Haec nox est, in qua primum patres nostros, filios Israel edùctos de Aegypto. Coro: Oramus ergo te, Domine, oramus. Voce: Toto cordis ac mentis affèctu, et vocis ministèrio personàre. Coro: Qui pro nobis. Tutti: Exùltet ecc... e Haec nox ecc... ^ Top |
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