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Fisiognomica

In margine all’album Fisiognomica del 1988, Guido Guerrera ha scritto su questa disciplina o arte dell’umano convivere un testo molto interessante e ricco di suggestioni:

 

“Il volto, I’incedere, la gestualità, il timbro della voce, le rughe d’espressione, il sorriso non costituiscono aspetti marginali nel complesso della nostra personalità, ma quando insieme considerati sono gli oracoli del nostro destino e i testimoni di ciò che siamo stati e forse saremo.
Si dice comunemente che il volto e gli occhi, in special modo, sono lo specchio dell’anima, lasciando alla fisionomia il compito forse esorbitante di sondare, portandole alla luce, qualità psichiche e morali. Eppure, come lo stesso Umberto Eco sostiene nella prefazione a una recente edizione del celeberrimo lavoro di Lavater ‘Della Fisiognomica’, nessuno si fiderebbe mai di mettere i risparmi o i propri figli nelle mani di un figuro “dagli occhi iniettati di sangue, dal muso prognato, dal naso camuso, dai grandi canini aguzzi, dalla barba ispida e sudaticcia…”. Perciò quella che potrebbe sembrare una forma di psicologia immediata, spicciola, forse dozzinale e popolana, non va liquidata tanto sbrigativamente, privandola del suo indiscutibile valore.
E’ evidente che fin dall’antichità le stravaganze morfologiche hanno sempre incuriosito filosofi, naturalisti, pensatori e scienziati.

 

Aristotele, che diede il nome a questa disciplina, affermava che era possibile giudicare un uomo dalla sua struttura fisica; ma anche Plinio, Seneca e lo stesso Cicerone ebbero modo di esprimere serie valutazioni sul tema. Inoltre allo studio delle affinità tra astrologia e fisiognomica si sono dedicati insigni studiosi come Tolomeo, Manilio e Paracelso che nel ‘De Occulta Philosophia’, in particolare al capitolo intitolato ‘Philosophia Sagax’, fa molto riferimento alla tastiera astrologica quale ottimo strumento di indagine della tipologia umana. Dopo gli studi di Darwin e la visione ‘criminalizzante’ di Lombroso, non sono stati in tempi recenti compiuti studi apprezzabili sull’argomento che per motivi di ‘pudore’ socio-culturale è stato praticamente trascurato.
E’ vero che l’ analisi della fisionomia e del comportamento fa parte di quelle scienze inesatte definite ’empiriche’ e basate sull’osservazione piuttosto che sulla certezza matematica. Tuttavia non va dimenticato che altre ‘scienze’ dello stesso genere come la psicologia, la statistica e la meteorologia, sono state curiosamente ‘laureate’ al rango di dignità accademica, senza opposizioni.
Si potrebbe dire che parlare oggi di fisiognomica necessiti di una considerevole dose di coraggio, senza temere di finire bruciati nel rogo del preteso ‘qualunquismo’ appiccato dagli ideologi dell’appiattimento etico, culturale ed estetico.

 

Forse i siciliani, probabilmente perché vicini a canoni di idealizzazione greca, o perché più inclini all’ osservazione del prossimo con occhio scrupoloso e non visto, alla maniera araba, sono dei fisionomisti nati ignorando ogni rischio.
In ogni caso cercare di scrutare i tratti del viso, le sue fantastiche analogie con il mondo animale, trarre auspici dalla mimica facciale e gestuale è da considerare l’ estrema risorsa di difesa in tutti i popoli che per la loro storia hanno dovuto sempre capire al volo chi poteva essere considerato amico o viceversa doveva essere temuto.
E’ vero che l’ esasperazione di questa indagine, a volte impietosa, ha in qualche caso dato origine a una sorta di ‘razzismo dei poveri’ fabbricando ‘mostri’ inesistenti e comunque legati a psicologismi intrisi di cattolicesimo delirante, vicini alla formula ‘brutto come il diavolo’, con tutti i suoi derivati e le possibili varianti.
Ma a parte ciò, l’esercizio della psicologia fisiognomica è sinonimo di immediatezza, di poesia, ed ha tutto il fascino possibile delle cose buone e fatte in casa: forse non perfette, certo distanti dal rigore, ma quanto gioiose e creative! Senza dimenticare che la fisiognomica, come abbiamo già potuto considerare, ha una sua tradizione colta. Il fatto che abbia attinto alle abitudini spicciole del popolo non ne sminuisce il significato, ma spiega uno dei non rari processi formativi della ricerca empirica. In fondo non v’è letteratura moderna o antica che non usi la forza delle analogie per far risaltare meglio i personaggi descritti: forte come un leone, dal naso aquilino, con i capelli neri come ala di corvo, dagli occhi di lince…
Insomma la morfopsicologia, com’é stata definita dal dottor Corman, aiuta a creare nella mente l’ideogramma di un linguaggio spesso carente di sintesi esemplificativa. E molto più lungo spiegare tutte le bellezze muliebri di una ragazza piuttosto che definirla con un solo tratto espressivo: bella come il sole. Ci si perderebbe in inutili chiacchiere se per descrivere l’uomo avido si trascurasse la pennellata morfologica delle mani abituate naturalmente al gesto rapace dell’ afferrare.
Allora stupenda e coraggiosa si staglia l’ analisi di Battiato: raffinata e puntuale nel cogliere tutti i sintomi della fragilità, dei conflitti, delle cadute cui l’ uomo è esposto, giacché la sua immagine non è più a somiglianza di quel Dio dal quale si è troppo allontanato. Guardare nell’altro tutto un universo di caratteristiche, scrutare con mediorientale sagacia le miriadi di sfumature del comportamento umano significa con certezza avviare un’esplorazione diretta a se stessi, un guardarsi allo specchio per colmare il bisogno di un’ urgente indagine introspettiva.

 

Franco dimostra di essere particolarmente versato in questo genere di osservazioni, proprio per un’abitudine a scrutare e un indulgere “al piacere di stare insieme solo per criticare” come dice la frase di una sua famosa canzone. Lo ha visto fare in casa dalle sartine che aiutavano la zia, lo ha appreso con la naturale sveltezza di chi scopre un codice intelligente e irresistibilmente divertente fino a organizzarlo e farlo proprio.
Regole di vita popolare su cui non si poteva non essere d’ accordo: Non vedi che è uno stupido? Ha l’espressione di un asino! Quello ci frega sicuramente: Non hai visto che occhi da volpe? Oppure: Hai riconosciuto quell’ anima lunga? Quello è tanto fesso quanto è alto. Forse molti sarebbero tentati a colpevolizzare quest’attitudine tacciandola come poco rispettosa: invece vista nella giusta luce è la testimonianza di un affetto indiscusso e la prova di una ingenua innocenza. Non c’è traccia di malizia in tutto questo, ma anzi la dimostrazione di un’ attenzione speciale nei confronti del prossimo, che permette di esercitare il senso critico e di sviluppare in futuro più meditati criteri di giudizio.
Se Battiato, in breve, non fosse vissuto in quel contesto sociale, se di quell’ambiente non avesse gustato tutte le peculiari, acerbe esperienze, oggi difficilmente si sarebbe potuto improvvisare squisito fisiognomista. “Vedo dentro i tuoi occhi da quante volte vivi”: parole intense per esprimere la meraviglia estasiata del filosofo e del poeta di fronte al traslucido abisso dello sguardo, nelle cui profondità possono racchiudersi i segni della memoria universale, di ciò che l’ essere umano è stato, è e sarà.
Può allora essere importante il fatto di vivere a lungo, ma nelle tenebre dell’ ignoranza spirituale? Oppure come suggerisce l’ autore non è essenziale “capire ciò che è giusto” prima di rivolgere, trepidi, mente e attenzione al Signore, affinché scenda l’ illuminante certezza della nostra condizione “di miseri ruscelli senza fonte”?
L’uomo immaginato da Battiato è non solo morfologicamente androgino, ma il compendio di ogni possibile attributo: nei suoi limiti è celato il beneficio e viceversa, nelle sue tensioni si nascondono le potenzialità della sua coscienza. E’ se non è contemporaneamente, come suggerisce la lezione taoista, oscilla nella perenne ricerca del suo sé, separato da questo dalla malattia silente di un atavico peccato d’ orgoglio.

 

“Fisiognomica” nasce dunque dalla esigenza di cercare nell’uomo i semi del divino ed è la nuova prospettiva spirituale verso la quale il cercatore Battiato sente di dilatare i suoi orizzonti speculativi, per trasformare il metafisico intendere dell’anima in sovrannaturale benedizione dello Spirito.”

 

Testo tratto da Guido G. Guerrera – Battiato, Another Link- Verdechiaro Edizioni, Bologna 2006.